27 Gennaio 2023
Giornata piovosa, Qawra, Malta

L'allenatore buddista

Un'intervista di Giovanni.De.Caro


Gentili lettori, è con grande onore che riporto un'intervista con Mr. Wheat, rilasciatami alcuni giorni fa nella sua villetta di campagna dove si è ritirato da diversi anni, lontano dai clamori e riflettori che un tempo caratterizzavano la sua vita mondana. Come ricorderete, Mr. Wheat fu un presidente di calcio di gran successo e riuscì a portare la provinciale Real Madonna fino in serie A, raggiungendo il nono posto, prima del rovinoso crollo che portò la squadra a retrocedere, categoria dopo categoria, con la velocità di un sasso lanciato in un pozzo buio, fino all'inevitabile fallimento. Sappiamo oggi, senza nessuna ombra di dubbio, che quel repentino crollo fu dovuto alla scelta dell'allenatore, il monaco tibetano Nil-Ling-Dom, ingaggiato a sorpresa per sostituire Filippo Gitano, che fra l'altro stava facendo bene. Ed era soprattutto di questa bizzarra scelta che volevo discutere nell'intervista gentilmente concessami nel suo salotto. Seduti su un comodo divano e circondati da vivaci statue, dipinti e mandala buddisti, mi sono sentito subito a mio agio, grazie anche al suo perenne sorriso sornione e a una buona bottiglia di vino rosso che ci ha fatto compagnia durante l'intervista.

- Anzitutto, come giunse alla decisione di ingaggiare Nil-Ling-Dom, all'epoca un oscuro allenatore tibetano?

- Non è certo facile per me ricordare quei momenti. Eravamo euforici, la squadra stava andando oltre le più rosee aspettative, e in quest'ottica l'allenatore Filippo Gitano non stava certo lavorando male. Ma i ragazzi non erano contenti lo stesso. Erano calciatori giovani, inebriati dalla brama di successo, ormai sognavano l'Europa League, e per questo motivo non andavano d'accordo con le scelte tattiche di Gitano, a loro dire troppo difensive. Non capisco ancora come feci a farmi convincere ad esonerarlo. Ma ancor più misteriosa, almeno apparentemente, fu la scelta di ingaggiare Nil-Ling-Dom, che, benché si fosse distinto nel campionato locale tibetano, non aveva certo un curriculum di rilievo. Ricordo però che mi fu suggerito da più fonti con un certo mistico entusiasmo. Oggi sospetto che ci fosse dietro il governo cinese, desideroso di allontanare dalla madre patria un personaggio sicuramente scomodo e potenzialmente pericoloso per la loro dottrina.

- Capisco.

- Comunque sia, è inutile ormai starci a rimuginare sopra. Si vede che è così che doveva andare. Come dicono i buddisti: se una cosa si può risolvere, perché pensarci? E se una cosa non si può risolvere, perché pensarci?

- Giusto. Ma cosa avvenne di preciso? Perché la squadra ebbe un crollo così repentino? Immagino fu dovuto alle scelte tattiche di Nil-Ling-Dom.

- Non fu solo una questione di tattica. Di lì a breve i giocatori furono completamente ammaliati dalla filosofia del nuovo allenatore e in campo non lottavano quasi più. Non si trattava di demotivazione. Piuttosto è come se avessero raggiunto uno stato di coscienza più alto e all'improvviso riuscivano a vedere tutta l'illusione del campionato. E fra l'altro in questo Nil-Ling-Dom era molto chiaro: “Non vedete che tutto il dolore deriva da questo eterno desiderio di vincere? Prima era raggiungere la serie C, poi la B, poi la A, ora vogliamo l'Europa League, domani magari la Champions... come topolini che girano in eterno su una ruota, ci illudiamo di raggiungere la felicità acciuffando un qualcosa e quando l'abbiamo acciuffata... un'effimera festa inebriante e rieccoci a volere qualcosa di più...”. Era solito dire, e questi discorsi avevano molta influenza su quei giovani. E anche riguardo alla retrocessione era lo stesso: “Non vedete come questa paura di retrocedere sia infondata? Di cosa avete paura per davvero? I campionati sono un costrutto della società per motivi ideologici ed economici. Non esistono per davvero senza di essi. Sono come una allucinazione collettiva a cui tutti danno un'insensata importanza per via del bombardamento mediatico e per emulazione. Ma se guardate per davvero, non hanno nessuna esistenza reale. E quindi, di cosa avete paura per davvero quando pensate ad una retrocessione?”.

- Capisco. E i tifosi? Anche loro recepivano questo messaggio?

- Macché! I tifosi erano imbestialiti! Anzi, alcuni lo sono ancora oggi a distanza di tanti anni! Sembra quasi come se tutta la pacifica tranquillità che riusciva a trasmettere ai calciatori, si riversasse all'opposto sui tifosi! Erano letteralmente imbestialiti.

- Ci furono anche minacce e veri e propri episodi di violenza, se non ricordo male.

- Certo! Ben due volte furono fatte esplodere bombe carta sotto la casa di Nil-Ling-Dom. Ma lui, come al suo solito, non si scomponeva più di tanto. Non cedette mai al rancore dei suoi tifosi, rimase sempre benevolo nei loro confronti. “Non è certo colpa loro se sono ancora agganciati al giogo dell'avidya, l'ignoranza metafisica. Il cammino verso l'illuminazione è lungo e non spetta certo a me biasimarli”, mi confidò una volta.

- Poi ci furono anche contestazioni contro di lei, chiedendole di cacciarlo via.

- Certo, più volte. In particolare quella dopo la partita con l'Atletico Brigante. Io stesso, per quanto come vede tendo, se non a difendere, quantomeno a cercare di comprendere l'operato di Nil-Ling-Dom, io stesso devo ammettere che in quella partita forse si raggiunse un livello inaccettabile. I giocatori non si muovevano nemmeno più. Chi fermo a centrocampo a fare yoga, chi in meditazione... insomma fu davvero troppo. E l'Atletico Brigante fu alquanto impietoso. Non ricordo nemmeno quanti gol ci fecero, sicuramente è ancor oggi il record in quella categoria.

- E quindi perché non lo cacciaste!?

- Cosa vuole che le dica. Era una scelta comunque difficile. Fra l'altro ormai sia io che i giocatori ci eravamo affezionati ai suoi insegnamenti. In caso di esonero, ovviamente, sarebbe andato via per sempre. E per cosa poi? Per non retrocedere?

- Sì ma alla fine, retrocessione dopo retrocessione, le serie sono finite e la squadra è fallita.

- Nulla è eterno. Tutto è impermanente.

- Ma non ha pensato ai poveri tifosi?

- Io volevo bene, e ancora oggi voglio molto bene ai tifosi. Ma deve capire che, insomma, erano un po' duri di comprendonio. Come le ho già accennato non erano ancora pronti ad abbracciare la filosofia buddista, ma allo stesso tempo non potevamo farci niente.

- Una volta li ha definiti “cuozzi”, se non ricordo male, scatenando polemiche. Cosa voleva dire esattamente con quel termine?

- Non ricordo di averli mai definiti così.

- A me sembra invece di ricordare che in un'intervista disse proprio che i tifosi erano troppo “cuozzi” per comprendere l'operato della squadra e in seguito ci furono molte polemiche.

- Beh, se l'ho detto mi scuso con i tifosi per aver utilizzato quel termine. Forse mi trovavo in un momento di particolare stress. Non avrei dovuto di certo e, come ho già detto, non era di certo colpa loro se non avevano in quel momento le basi per comprendere per davvero cosa stavamo facendo.

- Ma cosa stavate facendo appunto? Oltre a perdere tutte le partite?

- Nil-Ling-Dom in questo era molto chiaro. Diceva spesso: “Prima dovete diventare uomini, poi potrete essere calciatori. Anzi, vedrete che nel momento in cui diventerete veri uomini diventerete anche veri calciatori”.

- E ci riuscirono alla fine? Per quanto ne so hanno lasciato tutti la carriera. Il Real Madonna è stata la loro ultima squadra.

- Sì, hanno lasciato tutti la carriera. Molti sono andati a vivere in monasteri buddisti sparsi per il mondo, soprattutto Tibet e India.

- Oddio. Che cambiamento repentino però.

- Sì, credo anche io che forse passarono troppo velocemente da un estremo all'altro. Dalle Ferrari e Rolex alla povertà totale nei monasteri. Ma forse il motivo fu anche in questo caso una certa immaturità giovanile. Io ad esempio, per quanto ho lasciato l'attività di presidente probabilmente per influsso di Nil-Ling-Dom, non ho mai raggiunto l'estremo opposto dell'ascesi o di rinchiudermi in un monastero a meditare, e come vede bevo anche un bicchierino di vino di tanto in tanto. Chissà, forse però hanno fatto bene loro, chi può dirlo.

- Però non è detto che essere calciatori e allo stesso tempo buddisti debba necessariamente essere in contrasto. Ad esempio uno dei più grandi calciatori italiani, Roberto Baggio, è buddista.

- Sono d'accordo che non c'è nessun contrasto. Come dicevo, credo che i calciatori della mia squadra fossero in quel momento troppo giovani per convivere con gli insegnamenti di Nil-Ling-Dom. Per quanto riguardo Baggio, mi capitò di parlarne a volte con Nil-Ling-Dom. Lo appezzava enormemente sia come calciatore sia come persona, ma mi diceva che, benché l'influsso buddista fosse evidente nei suoi modi sempre estremamente corretti e gentili, di sicuro non aveva ancora raggiunto l'illuminazione e aveva ancora molta strada da fare.

- Le disse anche il motivo?

- In particolare si riferiva al fatto che Baggio ancora non si da pace per il rigore sbagliato nella finale di Coppa del Mondo contro il Brasile e dice di continuare a sognarselo la notte. Nil-Ling-Dom mi spiegò che se fosse un vero buddista non sarebbe ancora attaccato a quell'episodio, fra l'altro così lontano ormai. Oltretutto, nessuno lo biasima e lo ha mai biasimato per quell'episodio. Dovrebbe semplicemente mollare la presa e lasciarlo scivolare via dalla sua mente. Se non ci riesce, vuole dire che ha ancora molta strada da fare.

- E sulla vostra misteriosa partita cosa può dirmi?

- Quale partita, scusi?

- L'amichevole che giocaste contro il Real Madrid! Ormai è sempre più evidente che non si tratta di una leggenda metropolitana, come, per qualche motivo, continuate a volerci far credere.

- Purtroppo invece devo confermarle che si tratta appunto di una leggenda metropolitana.

- Ma anche il capitano del Real Madrid si lasciò scappare una dichiarazione al riguardo! Disse che la partita contro il Real Madonna era stata l'esperienza più istruttiva della sua vita!

- Si sarà divertito ad alimentare la leggenda. E con lui anche altri.

- E la foto virale fatta dal guardiano del Bernabeu?

- Avranno usato Photoshop. I giovani d'oggi sono molto abili in queste cose.

- Insomma mi vuol dire la verità o no? Mi aiuti a fare questo scoop!

- Gliel'ho detta la verità... non ci fu nessuna partita col Real Madrid.

- Però ammette che era diventato grande amico col presidente del Real Madrid e l'amichevole era in programma.

- Sì, diventammo amici quasi per scherzo, per il nome delle nostre squadre così simile, e stavamo pensando di organizzare un'amichevole, ma poi non se ne fece nulla.

- Insomma non vuole dirmelo, pazienza.

- Vorrei, ma non posso.

- Ah, allora ammette che c'è qualcosa!

- Si, ma abbiamo tutti promesso di mantenere il segreto e non posso rompere questa promessa.

- Che promessa? Per favore, ci dica una volta per tutte cosa è avvenuto.


Mr. Wheat restò per alcuni minuti silenzioso, sorseggiando vino e guardando come nel vuoto, pensieroso. Intuii che era meglio non interrompere quel suo stato ed infatti fu la scelta giusta, perché alla fine continuò:


- Nulla è per sempre, forse è giunto il momento di raccontare quella partita. Lo faccio soprattutto perché si sappia del valore di Nil-Ling-Dom e dei miei calciatori, benché a loro non possa fregarne di meno.

- Quindi ci fu l'amichevole!?

- Certo. Real Madrid Real Madonna. L'ultima partita del Real Madonna e, per quanto ne so, dell'allenatore Nil-Ling-Dom.

- Oddio. E perché l'avete sempre voluta tenere segreta?

- Su richiesta di Nil-Ling-Dom. Accettò di giocarla a condizione che non ci fossero tv, spettatori, tifosi ecc... e che nessuno ne parlasse mai in seguito. E così è stato fino ad ora, a parte qualche frase sfuggita di tanto in tanto.

- E come andò?

- Nello spogliatoio, prima di scendere in campo, il clima non era, come sempre, dei più agguerriti. I miei giocatori, quasi tutti appena ritornati per l'occasione direttamente da oscuri monasteri orientali, si chiedevano: ma che importanza ha in fondo buttare una palla in una rete? Affaticarsi per una illusione cosmica? E soprattutto perché mai dovremmo provocare delusioni nei nostri avversari che non ci hanno mai fatto nulla di male?
Nil-Ling-Dom rispose citando il Mahabharata, opera induista in questo caso, e precisamente quando Arjuna, prima della battaglia decisiva, vede di fronte a sé la schiera dei nemici, molti dei quali suoi parenti, e viene preso dallo sconforto chiedendosi per quale motivo dovrebbe creare dolore e morte fra di loro. Krishna, che Arjuna aveva preferito come guida spirituale al suo fianco al posto di un esercito di demoni, gli risponde che deve farlo perché lui è un guerriero e il suo compito è quello di combattere. Deve farlo però senza alcun attaccamento al risultato e a possibili ricompense.

- Si ricorda cosa disse di preciso?

- Certo. Ancora oggi è come se l'avessi proprio qui davanti a me, nitido di fronte agli occhi, quando fece quel suo ultimo discorso negli spogliatoi prima della partita e lo vedemmo per l'ultima volta. Infatti non salì al campo con noi. Disse: “Così come Arjuna è un guerriero, così voi siete dei calciatori. E il vostro compito è combattere per vincere la partita. Senza paure e senza speranze di ricompense future. È per questo che stavolta non ci sono telecamere, giornalisti e spettatori. E nemmeno i tifosi, che pure considero l'anima del calcio. Stavolta ci siete solo voi e in caso di vittoria non otterrete alcun frutto, anche perché nessuno lo saprà mai”.

- E i calciatori recepirono quel messaggio?

- Sì. Furono come scossi. Forse anzi fu in quel momento che alcuni di loro raggiunsero per davvero l'illuminazione. Poi concluse: “Questo è il mio ultimo insegnamento ed è quindi inutile per me salire con voi al campo giacché da questo momento non avrete più bisogno di me. Oggi sfidate la squadra più forte del mondo, una squadra con abilità tecniche straordinarie nei singoli giocatori ed estremamente perfezionata negli schemi di squadra. Io, come sapete, non vi ho mai imposto nessuno schema, ma questo sarà il vostro vantaggio. Perché i loro schemi, imposti a memoria, limiteranno le loro possibilità. Mentre al contrario la vostra mente è ora vuota, libera, aperta ad infiniti schemi e possibilità. Quando sarete in campo vi verrà tutto naturale, come pura creatività. Per quanto riguarda le vostre abilità tecniche, anche se forse non ve ne siete accorti, avete ormai raggiunto, allenamento dopo allenamento, la perfezione, benché spesso non entravate nemmeno in contatto con la palla. Avete appreso magistralmente tutto quello che c'era da apprendere ed ora siete finalmente pronti. È stato un lungo cammino, ma prima di diventare calciatori dovevate diventare uomini. Dovevate diventare signori di voi stessi e del vostro talento. Prima esso vi dominava. Ora è solo uno degli strumenti per la vostra liberazione. Lo capirete durante la partita quando sperimenterete l'abbandono dell'illusione dell'‘io’ e sarete invece un tutt'uno con i vostri compagni, con il pallone, con il campo, con gli avversari e con la loro porta, avvolti dal mistero della grande liberazione. E ringraziamo i nostri avversari perché grazie a loro possiamo rafforzarci.”

- E come finì la partita?

- Vincemmo 5-0.


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